Villa S. Carlo Borromeo
Senago, Milano
Dal 5 al 14 ottobre 2007

Nelle tele di Ettore Festa piedi di una bellezza timida ed elegante indossano scarpe con tacco ispirate alla tradizione calzaturiera italiana di qualità. Omaggio al made in Italy, curati in ogni dettaglio, alcuni modelli hanno lacci sottili che avvolgono la caviglia, altri hanno piccole fibbie che si nascondono dietro al tallone. Talvolta un decoro dorato si arrampica lungo il collo del piede. Sandali e sabot a punta tonda sottolineano la forma, le curve e tutto il fascino di cui sono dotate le leggendarie estremità. Calzari verde petrolio, rosa ciclamino, blu oltremare si stagliano su sfondi viola acceso, verde mela, grigio perla. I colori sono brillanti, i toni saturi. Spesso una cromia è dominante rispetto alle altre.

Le linee sono morbide ed essenziali, il tratto continuo e preciso. Riprodotti su tela in digital printing o dipinti ad acrilico, i disegni di Festa sono realizzati con programmi di grafica vettoriale che impiegano le curve di Bézier. Attraverso semplici funzioni matematiche questa particolare tecnica - tipica del design industriale - permette di ottenere curve e raccordi ad alta definizione. Il formato prediletto è quello quadrato, di grandi dimensioni (cm 120x120).

Le scarpe firmate Festa sono quasi sempre raffigurate indosso a pallide silhouette dalla stabilità precaria. L’inevitabile disequilibrio provocato dal tacco alto che sbilancia il peso del corpo, paradossalmente, conferisce garbo e leggiadria alla figura.
In questo guscio che copre e talvolta svela la nudità del piede, che dà slancio alla gamba e grazia alla figura, risiede il più riposto segreto del fascino femminile (Irvana Malabarba).

A ben guardare il vero soggetto delle creazioni di Festa è il dolcemente complicato universo donna. Come in una sorta di metonimia visiva, il dettaglio raffigurato rimanda all’oggetto ad esso correlato. Pur essendo immagini pienamente dotate di senso, rimandano ad altro, presuppongono un’estensione, una dimensione collaterale, un’eco. Così, di fronte alle grandi tele dell’artista, si ha la sensazione di guardare il mondo attraverso una lente di ingrandimento.

Nell’immaginario collettivo, le scarpe raccolgono infinite costellazioni di significati, sono piccoli universi di senso. Un singolo oggetto può infatti essere collegato a svariati contesti storici, sociali e culturali, divenendo emblema di un modo d’essere, di un’atmosfera, di un’epoca. L’uomo ancora la propria identità anche attraverso i segni, le immagini e gli oggetti con cui si circonda. Il corpo e i suoi accessori rappresentano un complesso ordine simbolico dove l’abbigliamento, potente codice espressivo, assolve precise funzioni linguistiche, sociali, politiche e sessuali, che vanno ben oltre quelle pratiche ed estetiche. Sono frequenti, poi, i casi in cui la passione per le scarpe, da divertente follia, si trasforma in feticismo, inteso sia come categoria teologica che prevede l’assegnazione di potere straordinario a oggetti che originariamente non ne hanno, sia come patologia sessuale che proietta il desiderio su singole parti del corpo o su determinati articoli e indumenti che prendono il posto della persona a cui appartengono.

Vero e proprio oggetto di culto, la scarpa rappresenta dunque una metafora per tradurre i nostri desideri, un ponte verso una dimensione ideale, magica e fantastica. Per Cenerentola calzare la scarpetta di cristallo non significava forse ritrovare la felicità sognata?

Valeria De Simoni
Curatrice della Mostra
Dalla presentazione del Catalogo